VICENDE STORICHE

Il territorio che gravita intorno a Vimercate, importante borgo in epoca romana e capo pieve diocesana nel Medioevo, costituisce un’area abbastanza omogenea e compatta dal punto di vista geografico, storico e culturale.
Geograficamente si tratta di un territorio compreso tra il Lambro a ovest, il Rio Vallone a est, le prime collinette moreniche della Brianza a nord e il canale Villoresi a sud. L’area interessata comprende venti Comuni: Agrate Brianza, Aicurzio, Arcore, Bellusco, Bernareggio, Brugherio, Burago di Molgora, Camparada, Caponago, Carnate, Carugate, Cavenago di Brianza, Concorezzo, Lesmo, Mezzago, Ornago, Ronco Briantino, Sulbiate, Usmate-Velate e ovviamente Vimercate.
L’analisi toponomastica, ossia lo studio dei nomi delle località, non disgiunto dalla loro collocazione nel territorio e dal loro reciproco rapporto spaziale, riserva alcune interessanti sorprese. La prima particolarità che balza all’occhio è la netta divisione del territorio vimercatese in due diversi tipi di influenza: a est vi è un nucleo compatto di località di matrice ligure-celtica, rappresentata dai toponimi con terminazione in -usco (Bellusco) e in -ago (Burago, Caponago, Cavenago, Mezzago, Ornago); nel resto del territorio, invece, vi sono località in -ate o con terminazioni varie di chiara impronta romana.
La compattezza dell’elemento gallico, misto alla precedente eredità ligure [la celtizzazione del toponimo ligure di Bellusco è evidente nella fonetica dialettale -œusc/-üsc < -asco, fortemente improntata alla lingua celtica], è un segno evidente di una accanita resistenza, quasi una sorta di serrata di quelle popolazioni, che furono le ultime a cadere in mano dei Romani. Probabilmente fu una sacca di resistenza o un baluardo politico e culturale più che militare conservatosi nella toponomastica. Il caposaldo da cui partì, per così dire, la colonizzazione romana del territorio di cultura ligure-celtica, fu appunto Vimercate, di cui sono chiare le sue origini romane da Vicus mercati. La penetrazione romana verso est non fu facile né veloce molto probabilmente per il fatto che i villaggi sorgevano in zone marginali, in un territorio paludoso e coperto da fitta vegetazione, nel bacino di un grande fiume come l’Adda. Possiamo quindi immaginare l’assetto del territorio in epoca romana incentrato su Vimercate con i centri militarizzati di Bernareggio, Aicurzio e Camparada, dove dovevano esserci piccoli distaccamenti militari, e i paesi della fascia occidentale ben presto romanizzati. E’ significativo il fatto che i reperti archeologici di epoca romana siano venuti alla luce nella zona occidentale e settentrionale: Agrate, Arcore, Bernareggio, Brugherio, Carugate, Concorezzo, Sulbiate e naturalmente Vimercate, mentre ne siano “esenti” i paesi occidentali ad eccezione di Ornago, dove vi fu il ritrovamento di un frammento di lapide funeraria risalente al I secolo d.C. Alla storia romana del Vimercatese sono legati importanti personaggi, come Sant’Ambrogio e sua sorella Santa Mercellina che possedevano una villa, poi trasformata in monastero, nella campagna tra Brugherio e Carugate e Giulia Drusilla, figlia di Germanico e sorella dell’imperatore Caligola, che compare in un’iscrizione del I secolo d.C. rinvenuta ad Arcore.
Il ruolo primario di Vimercate si formalizzò nel IV-V secolo con l’istituzione delle pievi, ossia circoscrizioni ecclesiastiche diocesane che raggruppavano alcuni paesi intorno al centro più importante del circondario, che aveva funzioni di capopieve. La Pieve di Vimercate, che apparteneva alla Diocesi di Milano, fu una delle più fiorenti e importanti. A capo della pieve vi era l’Arciprete o Prevosto, al quale erano sottoposti i preti della plebe che vivevano in comunità presso la chiesa plebana di Santo Stefano. La chiesa plebana costituì per tutto il Medioevo, fino alla riforma del Concilio di Trento e le disposizioni di S. Carlo Borromeo, l’unica parrocchia della pieve, dove si amministravano i sacramenti, come il battesimo e la confessione. Le chiese dei paesi, dette “cappelle”, erano prive di battesimo e di confessionale ed erano dotate solo di un altare dove veniva celebrata la messa nei giorni festivi dai cappellani che “uscivano” da Vimercate.
Vimercate fu inoltre capoluogo del Contado della Martesana, che comprendeva ben dodici pievi (1), dove risiedeva un magistrato con funzioni amministrative e giudiziarie. Questo ruolo di Vimercate come punto di riferimento religioso, politico-amministrativo ed economico per i paesi limitrofi si è protratto fin quasi ai nostri giorni, anche se in tempi recenti si è affievolito per l’avvento di nuove esigenze e infrastrutture.
Nel Medioevo, tra i secoli XI e XIII, sorsero numerosi monasteri che ebbero un ruolo non solo religioso, ma anche politico, culturale ed economico di rilievo, come i monasteri benedettini di Sulbiate, San Nazzaro (Bellusco), Sant’Apollinare (Arcore) e Vimercate; il monastero dei Cavalieri del Santo Sepolcro di Camuzzago (Bellusco); le “mansioni” dei Templari (o Cavalieri del Tempio di Gerusalemme) e poi dei Cavalieri di Malta di Castel Negrino e della Commenda (Aicurzio); i conventi francescani di Vimercate e Oreno e le Case degli Umiliati, presenti un po’ dovunque. Più tardi sorsero anche i monasteri dei Carmelitani a Carnate e a Villanova (Bernareggio). Inoltre si sviluppò uno dei principali movimenti ereticali del Medioevo che diede non poco filo da torcere alla Chiesa: i Catari, che avevano la loro sede più importante a Concorezzo.
Purtroppo la maggior parte di questi monasteri sono andati distrutti; restano solo alcune chiese romaniche, che conservano interessanti testimonianze artistiche dal XIV secolo in poi, come la Chiesa di Santo Stefano, l’Oratorio di S. Antonio e la Chiesa del Convento di S. Francesco a Vimercate, la Chiesa di S. Eugenio a Concorezzo, la Chiesa di Sant’Ambrogio a Sulbiate, la Chiesa di Santa Maria Maddalena a Camuzzago (Bellusco), la Chiesa di Santa Maria in Campo a Cavenago, la vecchia Chiesa di Sant’Ambrogio a Ronco Briantino e la Chiesa di Santa Maria Assunta all’interno del cimitero di Ruginello.
E’ interessare osservare che le chiese parrocchiali dei paesi della pieve, già ricordate in documenti medievali, risalgono nel loro aspetto attuale a un periodo che va tra l’Ottocento e la prima metà del Novecento. La ricostruzione delle chiese, sollecitata dalle autorità ecclesiastiche, fu resa necessaria dal forte incremento della popolazione e fu resa possibile dalla disponibilità di risorse finanziarie. Curiosamente i progetti di costruzione e di decorazione delle chiese furono affidati ad architetti e ad artisti ricorrenti, come l’architetto Giacomo Muraglia e i pittori Tagliaferri e Umberto Marigliani, gli scultori Vela. Alcune chiese sono dotate di pregevoli organi a canne, come quello di Bellusco, costruito nel 1875 dalla ditta Bernasconi di Varese, di Carugate opera della stessa ditta, di Arcore della ditta Dell'Orto & Lanzini e quello storico del Santuario di Ornago, su cui pare abbia suonato Giusepe Verdi.
Il Medioevo fu un periodo importantissimo per tutta la pieve. All’Alto Medioevo (o immediatamente dopo) risalgono i primi documenti che riguardano la storia della maggior parte dei paesi della pieve: Agrate (745), Arcore (1046), Bellusco (898), Burago (745), Caponago (781), Carugate (1045), Cavenago (876), Concorezzo (VIII secolo), Mezzago (745), Ornago (745), Sulbiate (998), Velate (920), Vimercate (745). Quasi tutti i paesi della pieve erano dominati da potentissimi feudatari longobardi, vassalli dell’imperatore, che prendevano il nome dal luogo della loro signoria: i “da Agrate”, tra cui il famoso Rotperto che aveva proprietà sparse in tutta la Brianza e che fece testamento nel 745; i “da Arcore”, vassalli dei Capitani di Vimercate; i “da Belusco”, dal cui seno uscì Olderico, vescovo di Bergamo dal 954 al 970; i “da Bernareggio”, i “da Caponago”, i “da Mezago”, i “de Subiate”, i “da Velate” vassalli dell’imperatore germanico Enrico III, un cui membro Guido o Guidone da Velate (1045-1069) fu nominato vescovo di Milano e infine i “da Vimercate”, investiti dall’imperatore del feudo di Vimercate e del Contado della Martesana.
Le località erano quasi tutte munite di un castello, torri e case fortificate. Oggi, di queste opere difensive medievali, rimangono il ponte di S. Rocco a Vimercate, la duecentesca torre degli Archinti a Mezzago, i castelli quattrocenteschi di Bellusco e Sulbiate e una serie di case-colombera del XIV-XV secolo in quasi tutti i paesi, purtroppo rimaneggiate e a volte di difficile individuazione nello stravolto contesto urbanistico moderno (2).
Nell’età comunale Vimercate e la sua pieve si distinsero in modo particolare nella lotta contro l’imperatore al fianco dei comuni lombardi. Tra i principali fautori della Lega Lombarda contro l’imperatore Federico Barbarossa vi fu infatti Pinamonte da Vimercate, che svolse poi un ruolo primario nella Pace di Costanza (1183) che segnò il riconoscimento delle libertà comunali. In seguito i martesani e i vimercatesi si distinsero per il valore dimostrato nella battaglia di Cortenova (1237) in cui Federico II sconfisse la Lega dei Comuni. Si racconta che un soldato imperiale, mostrando all’imperatore le truppe nemiche, abbia esaltato il valore dei nostri soldati con queste parole: “Vedete là una moltitudine robusta che freme dal desiderio di combattere? Sono gli uomini di Cantù, di Vimercate e della Martesana”. Tra i soldati caduti in battaglia vi fu un cittadino di Arcore, un certo Alberto da Arculi.
Anche il periodo sforzesco fu particolarmente fecondo per il Vimercatese. La resa dei milanesi a Francesco Sforza fu firmata il 26 febbraio 1450 a Vimercate nella casa dei conti Corio. Giovanni Matteo Ferrari di Agrate era il medico personale della duchessa Bianca Maria Sforza, figlia di Galeazzo Maria; Giovanni Biffi (1464-1516), nativo di Mezzago, era il cappellano del duca Ludovico il Moro nonché poeta ammirato della corte sforzesca; la bellissima Cecilia Gallerani, amante del duca di Milano Ludovico il Moro e protagonista del celebre ritratto di Leonardo da Vinci, la Dama con l’ermellino, apparteneva a una famiglia che ebbe una parte importante nella storia di Carugate.
Nel 1475 Vimercate con quasi tutti i paesi della sua pieve fu assegnata in feudo dagli Sforza alla famiglia Seccoborella, cui successero nel 1733, con l’estinzione del ramo maschile di questa famiglia, i conti Trotti.
Particolarmente drammatica fu la situazione del Vimercatese nel Seicento per una serie di tristi calamità. Nel giugno del 1630 si diffuse la peste che colpì quasi tutti i paesi facendo numerose vittime, il cui ricordo è tramandato nelle colonne e cappelle votive che furono erette un po’ dovunque. La popolazione doveva fare i conti con i soprusi delle soldatesche spagnole e le prepotenze dei signorotti (anche il Vimercatese ha avuto i suoi don Rodrigo), come il conte Gian Paolo Osio, signore di Usmate, seduttore della famosa Monaca di Monza, o il conte Francesco Borella, che dal suo palazzotto di cascina Borella (Ornago) terrorizzava la zona compiendo misfatti di ogni genere. A questi mali si aggiunsero nella seconda metà del secolo alcune stragi di bambini compiute da lupi famelici che infestavano le nostre campagne.
Tra il ’600 e l’800 molte località del Vimercatese, per la loro collocazione nell’Alta Pianura Asciutta e la salubrità dell’aria, divennero luoghi di villeggiatura delle famiglie aristocratiche milanesi che vi costruirono sontuose residenze o “ville di delizia”, dalla raffinata architettura e con estesi parchi di grande valore paesaggistico. Ricordiamo la Villa Gallarati Scotti di Oreno, tra le più grandiose residenze lombarde del ’700, il Palazzo Trotti, ora sede del municipio di Vimercate, la Villa Soriani-Andreani di Brugherio, il Palazzo Rasini di Cavenago, la Villa Trivulzio di Omate.
Anche l’età napoleonica ha lasciato delle testimonianze in alcuni paesi, come Mezzago, dove gli abitanti accolsero con entusiasmo il dominio napoleonico e innalzarono nella piazza principale del paese l'albero della Libertà sormontato dal berretto rosso repubblicano. Alla cascina Francolino (Bernareggio) nel 1799 vi fu una violenta scaramuccia fra truppe francesi e austro-russe che dette avvio alla battaglia di Verderio.
Durante il periodo risorgimentale lo spirito patriottico italiano contagiò anche i paesi del Vimercatese. Gaetano de Castillia di Vimercate, amico di Silvio Pellico, fu incarcerato per molti anni allo Spielberg. Cittadini di Bellusco e di Carugate presero parte alle Cinque giornate di Milano (18-22 marzo 1848). Poco dopo un patriota di Ronco Briantino, Eligio Brigatti (1827-1853), partecipò alla sommossa popolare di Milano del febbraio 1853 contro gli Austriaci e finì giustiziato. Non mancarono neanche volontari garibaldini che parteciparono alla celebre spedizione dei Mille di Garibaldi nel 1860: il tenente Clemente Alberti e Filippo Meda di Carugate.
Il Vimercatese partecipò attivamente alla Resistenza e alla lotta armata contro il nazifascismo con la formazione di gruppi partigiani che operarono nel territorio, pagando spesso con la vita le azioni da loro compiute. In particolare il sabotaggio al campo di aviazione di Arcore, che costò la vita a sei partigiani di Vimercate, l'eccidio/rappresaglia di Valaperta di Casatenovo, che portò alla fucilazione di due partigiani di Arcore e lo scontro con un’autocolonna tedesca nei pressi di Camuzzago, nel quale rimasero uccisi quattro partigiani di Cavenago e Ornago. A Vimercate si celebrò il processo a Roberto Farinacci, segretario del Partito fascista, cui seguì la condanna a morte e la fucilazione il 28 aprile 1945 in piazza Unità d’Italia.